finanza aziendale

Il delicato problema delle garanzie bancarie

Reverse Mortgage

Nell’attività lavorativa di un imprenditore è prassi pressoché quotidiana rivolgersi alle banche per ottenere un finanziamento, sia esso di breve termine come un fido a revoca o un anticipo salvo buon fine, sia esso di medio-lungo termine come un mutuo o un leasing.

E altrettanto quotidiana è la richiesta da parte delle banche all’imprenditore di fornire garanzia per il finanziamento concesso, il più delle volte mediante fideiussione personale o dei propri congiunti.

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Il credito d’imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate

Ancora pochi mesi per prenotare i benefici dell’agevolazione di cui ai commi da 271 a 279 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2007 (credito d’imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate). La normativa citata, infatti, prevede la concessione di un credito d’imposta alle imprese che effettuano entro il 31/12/2013 l’acquisizione di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle aree delle regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise, con percentuali di aiuto differenti da regione a regione.

In questa sede si intende riepilogare sinteticamente, a vantaggio degli interessati, il meccanismo di concessione dell’agevolazione per quanto attiene i settori di industria, commercio, artigianato e servizi. Continue reading

L’analisi andamentale

SDM-IN-051 World Bank

La valutazione andamentale si sostanzia nel monitoraggio operato dalla banca sui rapporti che l’azienda intrattiene:

  • con il sistema bancario (informazioni ottenute dalla Centrale dei Rischi)
  • con la stessa banca affidante (informazioni ottenute mediante la verifica dei dati interni)

Sulla base della descrizione riportata sul sito internet della Banca d’Italia, la Centrale dei Rischi (CR) è definita come un “sistema informativo sull’indebitamento della clientela verso le banche e le società finanziarie”; in sostanza, è una enorme banca dati in cui ogni mese affluiscono le informazioni trasmesse da ciascun intermediario finanziario circa i crediti verso i propri clienti superiori a 30.000 euro e, comunque, sui rapporti passati a sofferenza, senza limiti di importo. Per contro, la Banca d’Italia fornisce mese per mese agli intermediari le informazioni sul debito totale di ciascun cliente verso il sistema creditizio. Continue reading

La valutazione del merito creditizio

Credit Score

Dall’ormai lontano 2007, anno dell’avvio a regime degli accordi di Basilea 2, il concetto di “merito creditizio” ha assunto una dimensione preponderante nella concessione dei finanziamenti bancari alle imprese.

Il concetto, in sintesi, può riassumersi nella valutazione effettuata dalle banche della capacità di rimborso del prestito da parte delle aziende affidate. In dettaglio, la stima verte sul livello di rischio insito nel prestito concesso, principalmente con riferimento alla possibilità di perdita integrale del capitale affidato in seguito all’insolvenza dell’azienda. Questo rischio è concisamente definito probabilità di default (PD).
In aggiunta al rischio standard rappresentato dalla PD, diverse banche hanno sviluppato nel tempo modelli più evoluti che tengono conto inoltre del rischio di perdita parziale del capitale affidato (loss given default – LGD) o anche del mancato rientro dei prestiti alla scadenza, ma con probabile rientro dopo la scadenza. Continue reading

Evasione fiscale: effetto boomerang sulle PMI

boomerang

Da tempo immemore si discute sul fatto che l’evasione fiscale rappresenti uno dei principali freni al reperimento delle entrate di bilancio dello Stato; particolarmente acceso è il dibattito che verte sulla mancata riscossione del gettito derivante dall’imposizione sulle aziende.

Sul punto si contrappongono le opinioni da un lato dei rappresentanti delle istituzioni e delle agenzie fiscali, che segnalano crescenti irregolarità negli adempimenti delle aziende italiane e promettono una massiccia opera di contrasto all’evasione anche mediante lo sviluppo di nuovi e più sofisticati meccanismi di controllo; dall’altro lato gli imprenditori lamentano una eccessiva pressione tributaria, tale da impedire lo sviluppo della competitività delle proprie aziende a causa del drenaggio di risorse finanziarie operato dal prelievo erariale, mentre, a fronte della riscossione, lo Stato offrirebbe servizi scarsamente efficienti, ossia “costa troppo per quello che dà”; alcuni di costoro, addirittura, sostengono che evadere le imposte sarebbe l’unico mezzo per sopravvivere e non sparire dal mercato. Continue reading

Agevolazioni FESR per l’innovazione tecnologica delle PMI calabresi

La regione Calabria, nell’ambito delle iniziative previste dal POR Calabria FESR 2007-2013, ha pubblicato un bando per l’innovazione tecnologica delle piccole e medie imprese e dei loro raggruppamenti.
In dettaglio, l’agevolazione è finalizzata alla realizzazione di soluzioni informatiche per l’innovazione commerciale, l’innovazione di processo e la gestione strategica, l’innovazione organizzativa e la transizione alla tecnologia digitale.
A titolo di esempio (senza pretesa di essere esaustivo), è incentivata la realizzazione di:
– interventi di Marketplace ed e-commerce;
– customer care ed help desk via internet;
– soluzioni di business intelligence per il miglioramento dei processi di gestione e di analisi dell’informazione aziendale;
– informatizzazione e sviluppo delle reti nelle relazioni con altre imprese o con il mercato;
– fatturazione elettronica e dematerializzazione documentale;
–  cloud computing.
Le agevolazioni rientrano nella cosiddetta regola “de minimis”, ossia non possono superare € 200.000 in tre anni, considerando quello di erogazione dell’agevolazione e i due precedenti.
Il bando prevede l’erogazione di contributi a fondo perduto fino al 75% delle spese ammissibili, consistenti principalmente nell’investimento in hardware, software, realizzazione di reti informatiche e telematiche e consulenze specialistiche, mentre il rimanente 25% deve essere apportato da ciascuna impresa.
Destinatari delle agevolazioni sono le PMI calabresi già esistenti, rispondenti alla definizione di piccola e media impresa così come contenuta nella Raccomandazione della Commissione 2003/361/CE del 06.05.2003, e i loro raggruppamenti (ATI, contratti di rete).
La soglia minima di investimento per le PMI è di € 30.000, la massima è di € 267.000; per i raggruppamenti invece la soglia minima è di € 60.000, la massima è di € 750.000.
Le istanze di ammissione devono pervenire alla Regione Calabria entro le 12:00 del 28 novembre 2011.
I soggetti ammessi a finanziamento dovranno completare il programma di investimenti entro i 12 mesi successivi alla data di sottoscrizione della convenzione con la Regione.
È ovvio rimarcare che si tratta di un’occasione unica per quelle imprese che perseguono politiche di sviluppo basate sull’implementazione in azienda dell’information technology; il bando in questione consente alle imprese aggiudicatarie dei finanziamenti di realizzare, ad esempio, progetti integrati di fidelizzazione della clientela, di razionalizzazione della gestione del ciclo produttivo, della logistica e delle catene di fornitura (supply chain).
Per agevolare la conoscenza del bando a tutti i soggetti interessati ho realizzato delle slides .

L’importanza dell’informativa finanziaria di bilancio/2

Voglio riprendere un argomento già esposto in un precedente post, e cioè la rilevanza strategica dell’informativa finanziaria di bilancio nei rapporti con le banche. Sottolineata l’importanza di includere il rendiconto finanziario (tipicamente nella nota integrativa), ora voglio esaminare le informazioni che possono essere rese nella relazione sulla gestione. L’art. 2428 del codice civile, al secondo comma, prevede che l’analisi della situazione societaria deve essere coerente con l’entità e la complessità degli affari della società e deve contenere gli indicatori di risultato finanziario e, se del caso, non finanziario pertinenti all’attività specifica della società.

immagine tratta dal sito businessplanvincente.com
immagine tratta dal sito businessplanvincente.com

Ciò, in sintesi, significa che la relazione sulla gestione deve includere una vera e propria analisi di bilancio, eseguita mediante riclassificazione delle poste di stato patrimoniale e conto economico secondo criteri appropriati (finanziario e/o funzionale per lo stato patrimoniale, a valore aggiunto e/o a costi e ricavi del venduto per il conto economico). In tal modo è possibile provvedere all’elaborazione dei principali indicatori di liquidità, solvibilità e solidità patrimoniale per lo stato patrimoniale così come dei risultati intermedi di reddito e degli indici di redditività per il conto economico. La relazione sulla gestione, in tal modo, diventa un fenomenale momento di dialogo con il sistema bancario e finanziario in generale.

Per comperndere appieno la portata di quanto detto, si tenga conto di una cosa: nel momento in cui i finanziatori dell’azienda chiedono ai vertici aziendali una copia del bilancio (o la acquisiscono autonomamente dagli archivi del Registro Imprese), la utilizzeranno come dato di partenza per eseguire tutta una serie di elaborazioni e analisi per indici e per flussi al fine di valutare il rating del proprio cliente. Essi, quindi, estrapoleranno un insieme di dati “nudi e crudi” che, se non opportunamente corredati dalle considerazioni dell’imprenditore sulle modalità di origine degli stessi, potrebbero portare ad una valutazione meno buona di quella ottenibile con il corredo delle informazioni interne, se non addirittura ad una valutazione negativa. E’ chiaro, dunque, che eseguire l’analisi di bilancio ed essere in grado di spiegare ai finanziatori i motivi per cui si sono generati determinati risultati significa, per le PMI, rappresentare che la gestione viene eseguita in maniera consapevole e non casuale. In particolare, proprio nei momenti di congiuntura negativa è indispensabile manifestare che l’imprenditore è cosciente delle difficoltà e appronta i metodi per “risalire la china”: diversamente, limitarsi a descrivere in bilancio semplicemente la situazione contabile del giorno di chiusura dell’esercizio può lasciare intendere ai finanziatori che la gestione è lasciata al caso, dando luogo così non solo ad un peggioramento del rating ma anche della complessiva bancabilità dell’azienda.

La valutazione del rendimento degli investimenti (parte 2)

Riprendendo quanto detto ieri, dopo aver calcolato il cash flow al netto delle imposte bisogna calcolare i flussi in uscita relativi ai costi di mantenimento dell’impianto fotovoltaico. In linea di massima ciò è abbastanza semplice, poichè le imprese installatrici stipulano con i propri clienti contratti full service per l’esecuzione dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’impianto, che prevedono il pagamento di un canone fisso annuale per una durata prestabilita. A ciò si aggiungano i costi di assicurazione annuale dell’impianto, anch’essi facilmente determinabili sulla base di un adeguato preventivo. I flussi di cassa in uscita devono tuttavia essere depurati del risparmio di imposta conseguibile in base alla deducibilità fiscale dei suddetti costi, ottenuto moltiplicando questi ultimi per le aliquote fiscali IRES e IRAP.

vignetta di Tim Newlin dal sito di schizzi timtim.com
vignetta di Tim Newlin dal sito di schizzi timtim.com

Ora possiamo determinare il cash flow complessivo generato dall’investimento: basta sottrarre dal cash flow in entrata quello in uscita, entrambi considerati al netto dell’impatto fiscale. In tal modo otterremo l’importo annualmente disponibile, da cui dovremo ancora sottrarre quanto dovuto ai finanziatori esterni per la restituzione del capitale preso a prestito e per gli interessi.

Procediamo dunque a sottrarre dal cash flow complessivo annuale la quota di capitale restituito. A questo punto siamo in grado di calcolare il primo indicatore di rendimento, costituito dal Valore Attuale Netto, che consiste in pratica nell’attualizzazione dei flussi di cassa (al netto del capitale restituito) a un tasso pari al costo medio ponderato del capitale.  Qualunque editor di foglio elettronico contiene le funzioni finanziarie necessarie ad eseguire il suddetto calcolo. Il valore così ottenuto fornisce un indicatore in termini assoluti del rendimento dell’investimento che, se positivo, ci dice che i flussi di cassa generati sono sufficienti a remunerare il capitale investito per la realizzazione dell’impianto. Esso ci indica a quanto equivale, oggi, il flusso di cassa futuro atteso scontato ad un tasso pari al costo medio ponderato del capitale investito.

Un ulteriore interessante passaggio è costituito dal calcolo di un altro indicatore, il Tasso Interno di Rendimento, che ci dice in termini percentuali la redditività finanziaria espressa da una serie di flussi di cassa. E’ interessante calcolare questo indice sul cash flow al netto della restituzione di capitale e interessi. Questo valore, anch’esso calcolabile mediante le funzioni finanziarie del foglio elettronico, una volta messo a confronto con il WACC ci indica la convenienza effettiva ad eseguire l’investimento, vale a dire che l’investimento può dirsi conveniente se il suo TIR è superiore al WACC ovverosia se frutta un rendimento superiore al costo medio del capitale investito per la realizzazione.

Ora avete tutti gli elementi per costruire il vostro foglio elettronico. Tuttavia, se proprio vi annoiate, esistono online alcuni siti che fanno il lavoro per voi: uno per tutti è indicato in questo link. Buon divertimento.

La valutazione del rendimento degli investimenti (parte 1)

Spesso ci si domanda come si può giudicare se un investimento possa dirsi conveniente o meno.

vignetta di Tim Newlin dal sito di schizzi timtim.com
vignetta di Tim Newlin dal sito di schizzi timtim.com

In parole povere, interpretando il pensiero comune, un investimento può dirsi conveniente se tramite i suoi frutti è in grado di ripagare interamente quanto si è speso per la sua effettuazione ed è altresì in grado di garantire un flusso di cassa aggiuntivo all’investitore, in modo da consentirgli di incamerare il rendimento di un investimento privo di rischio oltre ad uno spread remunerativo del rischio assunto.

Il problema, piuttosto, sorge quando dalle parole si passa ai fatti, cioè quando si tratta di valutare quanto un investimento possa dirsi remunerativo.

Ad esempio, in tempi recenti si è fatto un gran parlare di investimenti nella green economy, ovvero in impianti che producono energia da fonti rinnovabili (solare, eolico, biomasse, ecc.), anche per via dell’appetibilità derivante dagli incentivi pubblici. Al riguardo, ipotizziamo il caso di una S.r.l. che dispone di un capannone industriale il cui tetto si presta all’installazione dell’impianto in questione; la società è interessata all’investimento poichè sostiene per la produzione ingenti spese nell’acquisto di energia e vuole valutare, appunto, la convenienza dell’investimento in una facility che le consenta non solo di risparmiare sulle spese energetiche ma anche di guadagnare grazie agli incentivi pubblici. Il problema dell’Amministratore è, quindi, quello di disporre di un metodo di calcolo attendibile del rendimento dell’investimento.

Preliminarmente, un chiarimento: il Quarto Conto Energia di prossima emanazione prevede, secondo le parole del ministro Romani, il mantenimento della consistenza degli incentivi sulle installazioni poste sui tetti mentre una drastica riduzione dovrebbe essere prevista sulle installazioni a terra. Sul punto, pubblicherò ulteriori aggiornamenti.

Tornando al nostro esempio, prima di procedere bisogna fissare alcuni parametri e precisamente:

  •  il costo dell’impianto fotovoltaico
  •  le fonti di finanziamento (capitale proprio o di credito o un mix dei due)
  •  il tasso di interesse sul capitale (costo medio ponderato del capitale o WACC)
  •  la durata del finanziamento
  • la producibilità media annua dell’impianto, tenendo conto dei fisiologici cali di rendimento dovuti all’invecchiamento dei pannelli solari
  • la tariffa annua erogata dal GSE al lordo delle imposte (fino al prossimo 31 maggio rimane in vigore il Terzo Conto Energia
  • il controvalore in euro dell’energia scambiata con la rete (nel caso della sottoscrizione di un contratto di scambio sul posto – vedi link al punto precedente) oppure in alternativa il controvalore in euro del ritiro dedicato dell’energia (vedi link Terzo Conto Energia)

In questo modo, tramite l’ausilio di un semplice foglio elettronico, saremo in grado di sviluppare in primo luogo il cash flow lordo atteso, semplicemente moltiplicando per ciascun anno la producibilità attesa per la tariffa GSE applicabile e sommando il risultato al prodotto dell’energia immessa in rete per il prezzo del ritiro dedicato (o, nel caso di scambio sul posto, al prodotto dell’energia scambiata con la rete per il suo prezzo in euro fino a concorrenza dell’energia prelevata per i propri consumi).

Dal cash flow lordo annuale, detraiamo l’impatto fiscale di IRES (27,5%) e IRAP (in base all’aliquota regionale); in tal modo otterremo il cash flow netto da imposte.

Per esigenza di brevità del post, per adesso mi fermo qui. Iniziate a costruire il vostro foglio elettronico: domani vi spiegherò i successivi passaggi.

L’importanza dell’informativa finanziaria di bilancio/1

Tempo di bilanci.

Si presenta, anche quest’anno, un’occasione unica alle società di capitali per trasformare il deposito del bilancio da obbligo di legge a strumento di informazione per i propri stakeholders.

immagine tratta dal sito businessplanvincente.com
immagine tratta dal sito businessplanvincente.com

Molte piccole e medie società di capitali si limitano a produrre alle Camere di Commercio il solito banalissimo bilancio in forma abbreviata ex art. 2435 – bis C.C., composto da prospetto contabile e nota integrativa. Gli anni di studio e di professione fin qui svolta mi consentono di affermare che ciò avviene perché l’imprenditore concepisce la pubblicazione del bilancio non come un momento di informazione per il proprio contesto di riferimento ma come un mero adempimento burocratico, di cui, potendo, farebbe volentieri a meno; inoltre, egli è restio a dare informazioni sull’andamento della propria azienda, soprattutto per le implicazioni di ordine fiscale conseguenti alla divulgazione del risultato d’esercizio.

Nessuno pensa, invece, a quanto può essere apprezzata dal mercato bancario un’azienda che presenta una solida situazione patrimoniale e finanziaria. Presentare un prospetto di tipo “statico”, con la sola evidenza della situazione dei conti nell’ultimo giorno dell’esercizio (solitamente il 31/12 di ogni anno) non fornisce ai finanziatori alcuna informazione di rilievo. Occorre invece aggiungere ai documenti obbligatori per legge anche il rendiconto finanziario, cioè il prospetto che evidenzia la dinamica dei flussi di cassa e/o del capitale circolante netto avvenuta nell’esercizio. Solo così le banche saranno in grado di apprezzare la capacità delle aziende di generare flussi di cassa positivi e dunque, di migliorare il rating delle aziende clienti, con la conseguente applicazione di condizioni più favorevoli (ad esempio, una riduzione dei tassi di interesse sui finanziamenti richiesti).

Inoltre, le imprese che solitamente presentano il bilancio in forma abbreviata non farebbero male a produrre, anche se ricorrono le condizioni di esonero, la relazione sulla gestione ex art. 2428 C.C. che, nel testo novellato dal D. Lgs. n. 32/2007, richiede espressamente di fornire gli indicatori di risultato finanziario. Questa circostanza, se non viene vissuta come un appesantimento burocratico, diventa anch’essa un’occasione per migliorare l’informativa resa ai finanziatori tramite la divulgazione di indici, di margini e, in generale, di tutti quegli indicatori che evidenziano i positivi risultati conseguiti in termini di performance economico – finanziaria.

In tal senso diventa fondamentale il compito del professionista  di illustrare ai propri clienti i vantaggi conseguibili da una siffatta informativa di bilancio, facendo comprendere appieno all’imprenditore la centralità del ruolo del consulente, che va visto come il soggetto che contribuisce alla crescita aziendale e non come un mero burocrate o, peggio, come un sostituto del fisco.