Le forme alternative di garanzia: i covenants

Nel precedente intervento abbiamo visto come, in presenza di bassi livelli di probabilità di default (PD) e di loss given default (LGD), la rilevanza delle garanzie personali e reali rilasciabili dal richiedente divenga meno determinante, per la banca, al fine della concessione del prestito.
Qualcuno si domanderà: ma è possibile che la banca rinunci completamente alla tutela dei finanziamenti da erogare? Certo che no!
Quando il potere contrattuale del richiedente è tale da non doversi necessariamente tradurre nel rilascio di garanzie reali o personali, le tutele per la banca assumono forme alternative: a tal riguardo, vale la pena di soffermarsi sui covenants.
I covenants sono specifiche clausole, introdotte nei contratti di finanziamento a medio lungo termine, in base a cui l’istituto erogante può, nel caso di mancata osservanza da parte del richiedente, rivedere le condizioni praticate (ad esempio: i tassi) o, in casi estremi, arrivare alla revoca del finanziamento.
Essi possono essere di due tipi:
• covenants non finanziari
• covenants finanziari
I covenants non finanziari si riferiscono, solitamente, a impegni di tipo giuridico che l’azienda finanziata deve prendere nei confronti della banca e mantenere per tutta la durata del prestito, quali, ad esempio, il divieto per i soci di alienazione delle quote o azioni, il divieto di distribuzione di dividendi, il divieto di rilascio di garanzie reali o personali ad altri finanziatori.
I covenants finanziari si concretizzano, invece, nel rispetto da parte del soggetto finanziato di specifici indici di bilancio, variabili da banca a banca, ma solitamente riconducibili a quozienti o margini inerenti:
• alla relazione tra fonti e impieghi di capitale (ad es. margine di struttura, rapporto tra indebitamento e patrimonio netto),
• alla relazione tra indebitamento e redditività (ad es. rapporto tra posizione finanziaria netta ed EBITDA)
• alla relazione tra indebitamento e capacità di generare liquidità (ad es. rapporto tra posizione finanziaria netta e cash flow).
Il rispetto dei covenants finanziari da parte del richiedente consente alla banca di assicurarsi il rientro di capitale e interessi del prestito, senza fare ricorso alla richiesta di garanzie reali o personali, mediante politiche virtuose di gestione aziendale, preconcordate con il cliente in un’ottica vantaggiosa per entrambe le parti del contratto (approccio “win – win”).
In tal modo, infatti, anche l’azienda finanziata riesce a ottenere condizioni più favorevoli da parte della banca (il cosiddetto pricing del prestito) in quanto la politica di compliance sui covenants finanziari consente di dare luogo alla stabilizzazione di livelli di rating favorevoli per il cliente e tranquillizzanti per la banca.
In generale, i covenants finanziari vengono adottati con riferimento a erogazioni di importo rilevante e sovente vengono concordati in seguito alla presentazione di un business plan; in questi casi, la banca richiede che le condizioni economiche e finanziarie attestate nella simulazione dell’investimento presentata dal richiedente vengano mantenute per tutta la durata del prestito.
Da quanto fin qui esposto emerge, ancora una volta, la centralità che l’informativa finanziaria di bilancio e, in generale, di natura contabile riveste nell’ambito del rapporto banca – impresa: è evidente, infatti, che le garanzie basate sui covenants finanziari mal si conciliano con un’informativa scarna ed opaca. È invece necessario fornire alla banca il maggior numero di informazioni possibili per consentirle di controllare il rispetto dei covenants finanziari.
Di conseguenza, i professionisti contabili interni ed esterni all’azienda, oltre a dover possedere un’adeguata cultura finanziaria, saranno chiamati periodicamente ad elaborare bilanci infrannuali corredati da tutte le necessarie informazioni di dettaglio.

Perchè la banca ricorre alla richiesta di garanzie?

Ho notato (con una certa soddisfazione, non lo nego) che, a distanza di tempo, il post in tema di garanzie richieste dalla banca continua a essere oggetto di attenzione da parte dei lettori del sito, che mi richiedono numerosi chiarimenti in merito.

Non riuscendo per ovvi motivi di tempo (devo pur lavorare!) a rispondere a tutti in tempo reale, ho deciso di ritornare sull’argomento con un approfondimento.

Come già spiegato a suo tempo, per l’imprenditore che agisce utilizzando la forma giuridica della società di capitali, la richiesta della banca di fornire garanzie a fronte dei finanziamenti concessi equivale a una distorsione. Le S.r.l. e le S.p.A., infatti, sono caratterizzate dalla limitazione della responsabilità per le obbligazioni assunte al solo patrimonio della società; i soci la costituiscono proprio con questo preciso scopo, al fine di evitare il coinvolgimento del proprio patrimonio personale nelle vicende aziendali.

E allora, ci si domanda, che senso ha garantire i debiti di una S.r.l. o di una S.p.A. mediante fideiussione dei soci?
Occorre, pertanto, impostare una precisa strategia di limitazione dei rischi derivanti dal rilascio di garanzie conseguenti all’ottenimento di credito bancario. Ma ciò, si ripete ancora una volta, è possibile solo attraverso un’oculata gestione aziendale. Vediamo perchè. Continue reading

Il concetto di “override” nell’istruttoria fidi

In precedenti interventi abbiamo visto che le determinanti del rating sono tre:

Analisi quantitativa

Analisi andamentale

Analisi qualitativa

Ebbene, una volta ultimate queste ultime, potrebbe sembrare che l’attribuzione del giudizio di rating al richiedente credito divenga automatico, tenuto conto anche del fatto che, nel corso dell’istruttoria che conduce a una delibera, le banche utilizzano specifici software per la valutazione del merito creditizio.

Nulla di più errato: a questo punto entra in gioco la componente umana, che può fare in modo che il rating finale possa differire da quello che scaturisce dai software. Il gestore fidi incaricato dell’istruttoria ha, infatti, la facoltà di modificare il giudizio sull’analisi quantitativa in modo tale da dare luogo a uno spostamento, migliorativo o peggiorativo, rispetto al giudizio “automatico”.

Questo concetto è riassumibile con il termine inglese “override” (oltrepassare). Continue reading

L’analisi qualitativa

Partiamo da una considerazione semplice, magari banale, che forse tendiamo a dimenticare: la banca presta dei soldi e vuole che le vengano restituiti con gli interessi.
Ora, se fossimo noi al posto della banca, presteremmo dei soldi a chiunque? Oppure vorremmo prima sapere se il richiedente è in grado di restituirli?
Ebbene, un sistema di rating serve proprio a questo: tracciare un profilo del richiedente (borrower), al fine di attribuire un voto (rating) al suo merito creditizio (credit standing). Per fare questo, come abbiamo visto in precedenti interventi, vengono presi in considerazione gli aspetti quantitativi (bilancio d’esercizio), comportamentali (andamento dei rapporti con il sistema bancario), ma vanno anche considerati altri due aspetti fondamentali: l’identità del richiedente e lo scopo della richiesta.

Quanto al primo aspetto, l’indagine della banca verte su due livelli: Continue reading

Il Commercialista, un serio professionista!

Immagine tratta dal sito Pixabay

Nei miei articoli ho spesso evidenziato la necessità, per il Commercialista, di intraprendere un percorso evolutivo, che lo porti ad aggiungere nuove aree di business alle tradizionali tematiche della sua professione, non limitandosi alla mera tenuta della contabilità e all’esecuzione degli adempimenti fiscali, oggi caratterizzate dalla guerra al ribasso dei prezzi.

In mancanza, l’unico esito possibile sarà quello di diventare un “impiegato con la partita IVA”.

Ciò premesso, tuttavia, voglio produrmi, in questo post, in un’accorata difesa di quello che, ancora oggi, costituisce il core business dell’attività del Commercialista: la specializzazione in materia tributaria.

Da qualche tempo a questa parte, infatti, dilaga sul web, sui social network e in qualche trasmissione televisiva un personaggio che, pur dichiarando espressamente di NON essere un Commercialista, propone, a pagamento, un corso contenente una serie di consigli che, a suo dire, consentirebbero agli imprenditori di ottenere, lecitamente, un consistente risparmio fiscale.

I mirabolanti consigli di cui sopra, secondo il suddetto personaggio (che ha coniato, per i suoi corsi, una definizione di grande richiamo sul piano del marketing), non sarebbero noti alla maggior parte dei Commercialisti, relegati, nell’immaginario di questo simpatico signore, alla figura di semplici “passacarte”, collettori di fatture ed estratti conto bancari, nonchè scribacchini riempitori di modulistica fiscale.

Allora, signori, di fronte a questa pericolosa deriva è giunto il momento di fare chiarezza. Continue reading

Finanza aziendale, questa sconosciuta…

photo by Viktor Hanacek (taken from PicJumbo)
photo by Viktor Hanacek (taken from PicJumbo)

Nel mio lavoro ho avuto a che fare con imprese di varie dimensioni, dalla piccola azienda artigiana alla fabbrica.

Ad ogni livello, tuttavia, ho riscontrato che l’aspetto finanziario della gestione è spesso una materia aliena all’imprenditore; strano, poichè è proprio il livello di attenzione alla finanza aziendale che determina il successo o il fallimento di un’azienda.

In questo post raccolgo alcune “stranezze” che ho ascoltato da vari imprenditori, con le mie relative repliche; se anche a voi è capitato di pronunciare qualche volta una o più delle frasi che seguono… bè, avete bisogno di aiuto, perché in ambito finanziario andate avanti con molta improvvisazione.

Vogliamo cominciare?

Bene, allacciate le cinture! Continue reading

Il paradosso della revisione legale

Accounting

Oggi voglio illustrarvi una situazione paradossale.

Una società a responsabilità limitata, a ristretta base societaria, supera per due esercizi consecutivi i limiti previsti dall’art. 2435 – bis del C.C. e diventa obbligata, ai sensi dell’art. 2477 C.C., a nominare un organo di controllo legale dei conti.

L’assemblea dei soci nomina un revisore affidandogli il compito, ai sensi di Legge, di verificare non solo la conformità dei bilanci alle scritture contabili, ma anche la regolare gestione compiuta dagli amministratori. Ne fissa altresì il compenso.

Ed ecco il paradosso: dato che, nel caso di specie, i soci  sono anche gli amministratori della società, i controllati hanno scelto il controllore.

Ma andiamo avanti. Continue reading

Sei proprio sicuro che il nemico della tua azienda sia il fisco?

Tax
Nel precedente post abbiamo parlato dell’importanza della corretta redazione del bilancio.

Adesso, data anche l’imminente scadenza della trasmissione del modello UNICO, parliamo di imposte.

Avvertenza generale: il discorso che svolgerò è tarato sulle società di capitali, Srl e Spa, per intenderci.

Allora, mi capita spesso di ascoltare frasi di questo tipo:

“Dottore, come mai devo pagare tutte queste tasse? Così mi tocca lavorare solamente per pagare lo Stato!”;

“Ma se il mio utile è 100, perché devo pagare imposte per 60 se l’aliquota è del 27,5%? Dottore, non è che per caso ha fatto male i conteggi?”;

“Lo stato va derubato, perché il primo ladro è lui! È uno schifo, da domani chiudo l’azienda e scappo all’estero!”;

e altre amenità del genere.

Bene, adesso ve lo dico: mi sono stufato di ascoltare queste stupidaggini (avevo scritto un altro termine, poi ho cancellato e riscritto, usate voi la fantasia). Anche perché sentire le vostre lamentele mi fa perdere tempo, e il mio tempo costa.

Ora, se avrete la pazienza di leggere fino in fondo, vi spiego una volta per tutte e in termini molto semplici come funziona il meccanismo del prelievo fiscale. E scoprirete che il vostro primo nemico non è lo Stato, siete voi stessi. Sì, avete letto bene.

Cominciamo? Continue reading

Il deposito del bilancio: adempimento o opportunità?

BloggersMakeMoney

E allora, anche quest’anno è arrivato il momento di redigere il bilancio.

Per quanto mi riguarda ho già cavalcato la “prima ondata”, che vuol dire che ho predisposto contemporaneamente la mole dei documenti di più aziende, in tempo per la scadenza del 29/4. E ho partecipato a un certo numero di assemblee in cui ho dovuto spiegare i numeri sottoposti all’approvazione dei soci. Parlo ovviamente dei bilanci che scaturiscono dalle contabilità che seguo direttamente nel mio studio; come i miei clienti già sanno, io redigo i bilanci con grande attenzione all’aspetto finanziario della gestione.

A breve sarò impegnato nella predisposizione della “seconda ondata”, quella cioè relativa ai bilanci la cui contabilità viene invece gestita in proprio dal cliente e che, per svariati motivi attinenti “alla struttura e all’oggetto della società”, verranno approvati entro giugno. Sì, insomma quei bilanci le cui contabilità al 30/4 non sono ancora chiuse e per cui bisogna inventarsi qualcosa per far slittare il termine di approvazione da 120 a 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

Ed è a questi ultimi soggetti che rivolgo questo appello.

Allora Signori, Vi ricordo che il bilancio può essere scritto avendo a riferimento due tipi di destinatari:

  1. il Registro delle Imprese “punto e basta”;
  2. le Banche, i clienti, i fornitori, i potenziali nuovi soci e, in generale, tutti quelli che hanno interesse a sapere come vanno i fatti vostri (in inglese: gli stakeholders).

Continue reading

Il Commercialista: consulente aziendale o “impiegato” con partita IVA?

Filing Taxes - 1040 Form

Di recente mi sono soffermato a riflettere sull’origine del termine “Commercialista”.

Ho provato a fare una rapida ricerca su internet, cercando di capire l’origine di questa parola, ma senza successo.

E allora ho pensato: “Commercialista” deriva probabilmente da “diritto commerciale”, ossia da quella branca del diritto privato che, per dirla con Wikipedia, studia nei suoi vari aspetti l’attività imprenditoriale e l’esercizio dell’impresa, sia ad opera del singolo, sia ad opera di un gruppo organizzato quale una società o un consorzio. Al diritto in parola pervengono altresì gli studi sull’azienda, sulle procedure concorsuali, sulla regolamentazione dei contratti d’impresa, eccetera.

E, infatti, l’ordinamento della professione di Dottore Commercialista, di cui al D. Lgs. 28/06/2005, n. 139, prevede che ai Dottori Commercialisti sia riconosciuta competenza specifica in economia aziendale e diritto d’impresa e, comunque, nelle materie economiche, finanziarie, tributarie, societarie ed amministrative.

E allora perchè, mi domando, nell’immaginario collettivo il Commercialista è una figura che si occupa esclusivamente di tenuta della contabilità e calcolo delle imposte? Continue reading