due diligence

Revisione legale: la difesa dei soci di minoranza di S.r.l.

Con questo post comincia una serie di articoli (non consecutivi) dedicati alla revisione legale.

Inizio con l’affrontare una delle più frequenti situazioni in cui viene richiesto l’intervento del professionista.

Non di rado capita che nelle piccole S.r.l. prive di Collegio Sindacale vengano a crearsi posizioni divergenti in ordine alla gestione sociale tra i soci di minoranza e gli amministratori, che solitamente rivestono anche la qualità di soci di maggioranza. I soci minoritari, infatti, spesso non si sentono sufficientemente tutelati dagli amministratori in carica; in particolare, nei casi di maggior conflitto, accade addirittura che i soci di minoranza rimproverino agli amministratori di agire in mala fede.

In questi casi, la domanda che mi sono sentito rivolgere è: come posso tutelare adeguatamente i miei interessi? Sovviene in tal senso l’articolo 2476, secondo comma, del codice civile, che prevede che “i soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione”.

Prende così avvio la revisione dell’attività amministrativa ad opera del professionista incaricato. E’ tuttavia bene osservare che, attesa la rilevanza della stessa, soprattutto in merito alle conseguenze legali che possono derivarne, è opportuno affiancare al revisore un avvocato esperto in materia societaria.

Il procedimento inizia con la richiesta scritta agli amministratori di rendere disponibile all’esame del professionista l’atto costitutivo e i patti sociali, la documentazione contabile e fiscale con le relative pezze d’appoggio, i verbali delle assemblee e del consiglio di amministrazione, i contratti stipulati, la documentazione in materia di amministrazione del personale, le evidenze delle garanzie personali e reali delle obbligazioni sociali, eventuali contenziosi e in generale tutto quanto possa essere utile a valutarne l’operato.

Talvolta si incontra qualche reticenza da parte degli amministratori nel fornire quanto descritto; nella mia esperienza, è stato sufficiente rammentare formalmente che tale ritrosìa può integrare il reato di impedito controllo; la presa d’atto delle conseguenze di detta fattispecie ha di fatto consentito di sbloccare la situazione.

Una volta resa disponibile la documentazione, viene avviata dal revisore una vera e propria attività di due diligence finalizzata alla verifica della regolarità della gestione.

Può accadere (e sovente accade) che dalla relazione finale di revisione si riscontrino irregolarità di diversa gravità nella gestione degli amministratori verificati. A quel punto entrano in gioco anche i professionisti dell’area legale, che avvieranno insieme al revisore una trattativa per conto dei soci mandatari. Gli esiti possono essre i più disparati, a seconda delle circostanze emerse dalla relazione di revisione. Personalmente ho assistito a:

  • dimissioni dell’organo amministrativo verificato;
  • cessioni di quote con fuoriuscita dalla società di una delle compagini in lite;
  • esercizio del recesso da parte dei soci di minoranza.

In tutti i casi, tuttavia, l’efficacia dell’intervento del revisore si è pienamente manifestata: la parte debole che ha avviato l’iniziativa ha progressivamente acquisito consapevolezza delle sue possibilità di indagine e ha mutato il proprio rapporto di forza all’interno della compagine sociale, riscuotendo perciò anche notevoli soddisfazioni sul piano psicologico nei confronti delle proprie controparti.