accertamento

La lotta (informatica) all’evasione fiscale

Palazzo Ducale 6

In questi giorni di concitazione per i Commercialisti, molti si interrogano sull’effettiva utilità dello “spesometro”, così come sulla effettiva efficacia del nuovo “redditometro” per stanare gli evasori fiscali.

In realtà, concentrandosi esclusivamente sullo studio dettagliato dei singoli strumenti, si perde la visione di insieme della strategia di lotta all’evasione. Scopo di questo articolo è pertanto quello di fare ordine nella ingarbugliata matassa di adempimenti e di tecniche impositive per cercare di capire come essi, in aggregato, possano fare emergere l’economia sommersa che sfugge alla tassazione. Continue reading

Il reclamo e la mediazione tributaria

La “manovra estiva” attuata con il decreto-legge 98/2011 ha introdotto un nuovo articolo nel decreto legislativo 546 del 31 dicembre 1992 disciplinante il contenzioso tributario. Più precisamente è stato introdotto il nuovo articolo 17 bis, rubricato “il reclamo e la mediazione”, che prevede che, per gli atti emessi dall’Agenzia delle Entrate di valore inferiore o uguale a € 20.000,00 notificati a partire dal 1° aprile 2012, a pena di inammissibilità del ricorso, debba essere preventivamente esperita la procedura di reclamo. Sul punto è stata di recente emanata dalla Direzione Centrale Affari Legali e Contenzioso dell’Agenzia Delle Entrate la corposa circolare numero 9/E che ha fornito delucidazioni ai propri uffici. Scopo di questo articolo è quello di fornire uno schematico vademecum operativo alla luce della lettura sia della norma sia della circolare esplicativa, prescindendo da qualunque elucubrazione dottrinale.

Grafico reclamo.
Grafico reclamo.

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Studi di settore: le novità della manovra salva Italia

In principio fu il concordato fiscale biennale sperimentale (anni 2003 e 2004).

Nel 2005 fu il turno della PFC (pianificazione fiscale concordata), peraltro mai attuata in quanto cancellata con un colpo di spugna dall’alternanza dei governi dell’epoca.

Nel 2012 con il decreto “salva Italia” si tenta di dare nuovo slancio alla compliance tra fisco e contribuente sulla base degli studi di settore, dopo la “perdita di potenza” da essi subita a causa di ripetute sentenze della Corte di Cassazione che ne hanno bocciato sonoramente l’utilizzo come esclusiva metodologia di accertamento.

La manovra Monti infatti prevede all’articolo 10, commi 9 e successivi, l’introduzione di alcune novità destinate a premiare i contribuenti che, indicando fedelmente tutti i dati previsti dai modelli degli studi, dichiarano risultanze in linea con i parametri di congruità e coerenza elaborati dal software Gerico; al contrario, per i soggetti cui non si rende applicabile la condizione testé esposta, scattano strumenti di indagine particolarmente incisivi destinati a scovare sacche di evasione con procedimenti quasi incontrovertibili in sede contenziosa.

Ma andiamo con ordine.

La novità normativa

Gli strumenti premiali di cui beneficeranno i contribuenti che dichiareranno dal periodo d’imposta 2011 (anche per effetto dell’adeguamento) ricavi o compensi pari o superiori al livello di congruità di Gerico e che altresì rispetteranno il requisito della coerenza con gli specifici indicatori previsti dagli studi di settore saranno rispettivamente:

  1.  la preclusione dagli accertamenti basati su presunzioni semplici;
  2. l’anticipo di un anno dei termini di decadenza per l’attività di accertamento da parte degli uffici fiscali, fatte salve in ogni caso eventuali ipotesi di commissione di reati tributari;
  3. l’applicabilità della determinazione sintetica soltanto laddove il reddito complessivo accertabile sia pari ad un terzo di quello dichiarato anziché un quinto. Va da sé che quest’ultimo beneficio è applicabile soltanto nei confronti delle persone fisiche.

In conseguenza dell’effetto illustrato al primo punto, viene abrogata la cosiddetta “franchigia”, che prevedeva, in caso di congruità agli studi di settore, l’applicabilità degli accertamenti analitico – presuntivi  solamente in caso di attività non dichiarate pari o superiori al 40% dei ricavi o compensi dichiarati fino a un massimo di € 50.000,00.

Da un punto di vista pratico, posto che, si ribadisce, gli effetti premiali scattano solo nel caso di indicazione fedele di tutti i dati previsti dagli studi, gli accertamenti basati su presunzioni semplici quali gli ormai famosi “tovagliolometro”, “bottigliometro”, ecc., non saranno più esperibili. Rimane tuttavia possibile ricorrere all’accertamento induttivo puro laddove si ravvisino gli elementi di cui all’art. 39 secondo comma del DPR 600/1973, a prescindere dalle risultanze degli studi.

Come detto, nell’ottica dell’utilizzo della congruità agli studi di settore come strumento di persuasione del contribuente, assieme alla carota non può mancare il bastone per coloro che presentano risultati non in linea ai parametri di Gerico: i soggetti non congrui ma coerenti saranno interessati da specifici piani di controllo dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza predisposti sulla base dell’analisi del rischio di evasione del contribuente; per chi invece dichiarerà risultati di non congruità e di non coerenza, i controlli saranno svolti utilizzando prioritariamente gli strumenti dell’indagine finanziaria.

Il dubbio

L’innovazione sin qui esposta è inserita all’articolo 10 della “manovra Monti” rubricato “regime premiale per favorire la trasparenza”, che introduce a valere dall’anno d’imposta 2013 un nuovo regime contabile riservato alle persone fisiche e alle società di persone. Resta pertanto da comprendere se il legislatore abbia voluto riservare le novità sugli studi di settore ai soli soggetti che adottano il predetto regime o se, nonostante la collocazione normativa, la novità sia applicabile erga omnes, anche in considerazione del fatto che il nuovo regime partirà dal 2013 mentre le novità sugli studi di settore sono applicabili dal 2011. La questione è già stata dibattuta sulle pubblicazioni specialistiche ed è stata risolta dall’Agenzia delle Entrate durante il forum fiscale organizzato dal quotidiano Italia Oggi, propendendo per la seconda ipotesi.

Accertamenti esecutivi: si riparte dal 1° ottobre 2011

In un mio precedente post ho affrontato la problematica degli avvisi di accertamento esecutivi introdotti dalla manovra 2010 (D.L. 78/2010). In seguito alla emanazione del cosiddetto “decreto sviluppo” (D.L.70/2011) e della manovra economica di luglio 2011 (D.L.
98/2011), la questione è stata oggetto di numerose novità. In questo post desidero pertanto riprendere l’argomento e approfondirlo in maniera molto pratica alla luce dei cambiamenti intervenuti. Per rendere più semplice la trattazione ho ritenuto opportuno preparare un grafico esplicativo che mi accingo a spiegare.

Schema accertamento esecutivo
Schema accertamento esecutivo

Innanzitutto occorre rilevare che, in base alla riforma, gli avvisi di accertamento esecutivi, una volta notificati al contribuente, incidono direttamente nella sua sfera patrimoniale senza più alcuna necessità di emissione del ruolo da parte dell’ufficio e di notifica della cartella di pagamento da parte del concessionario della riscossione.

Tuttavia gli atti, per essere esecutivi, devono possedere due caratteristiche ovvero:

  • devono riferirsi ai periodi d’imposta 2007 e successivi;
  • devono essere emessi dal 1° ottobre 2011 in poi.

Le due caratteristiche devono coesistere, nel senso che se l’avviso di accertamento riguarda l’annualità d’imposta 2006 (accertabile entro il 31/12/2011) o viene emesso prima del 1° ottobre 2011, esso non ricade nell’ambito della nuova fattispecie legislativa e pertanto, in tal caso, continuerà ad essere disciplinato dalla normativa precedente.

Si fa presente che le norme in tema di accertamento esecutivo fanno riferimento all’emissione dell’atto e non alla sua notifica al contribuente.

Analizziamo ora le varie casistiche possibili.

  • CASO 1: In primo luogo esaminiamo i rischi a cui il contribuente si espone laddove decida di non fare ricorso e tuttavia decida di non pagare le somme accertate. In tal caso l’accertamento diviene esecutivo (cioè atto ad incidere nella sua sfera patrimoniale) dopo il 60º giorno successivo alla notifica. Decorsi ulteriori 30 giorni e dunque dopo complessivi 90 giorni, le somme accertate con l’avviso di accertamento vengono affidate al concessionario della riscossione per il recupero coattivo. Il decreto sviluppo, tuttavia, haintrodotto una sospensione “automatica” di 180 giorni successiva alla scadenza dei 90 giorni predetti; gli effetti esecutivi dell’avviso di accertamento rimangono cioè in ogni caso sospesi per complessivi 270 giorni dalla notifica. La sospensione in oggetto però non opera laddove sussista un fondato pericolo per la riscossione delle somme accertate; rimangono in ogni caso impregiudicate per il fisco le possibilità di esercitare nel frattempo le azioni cautelari a tutela del proprio credito quali, ad esempio, l’iscrizione di ipoteca sui beni immobili del contribuente.
  • CASO 2: E’ di semplice trattazione il caso in cui il contribuente, ricevuto l’avviso di accertamento, decida di prestare acquiescenza, ossia di pagare quanto accertato. In tal caso egli dovrà versare entro 60 giorni dalla notifica le imposte e gli interessi, usufruendo della riduzione delle sanzioni a un terzo.
  • CASO 3: Se invece il contribuente decide di ricorrere alla Commissione Tributaria Provinciale avverso l’avviso di accertamento, dovrà versare in pendenza di ricorso un terzo delle somme accertate e degli interessi entro i 60 giorni successivi alla notifica, sempre che non riesca ad ottenere dal giudice la sospensione della riscossione fino all’emanazione della sentenza di primo grado. Qualora ciò non avvenga e non provveda a pagare le somme accertate entro i termini predetti, la riscossione delle somme sarà affidata al concessionario della riscossione al decorso del 90° giorno dalla notifica, fermo restando comunque quanto poc’anzi detto in tema di sospensione amministrativa.
  • CASO 4: Infine, nel caso in cui il contribuente proponga istanza di accertamento con adesione, potrà godere della sospensione dei termini per proporre ricorso per i 90 giorni successivi alla notifica della sua proposta all’ufficio e ciò prescindendo dall’esito del contraddittorio conseguente. In tal caso, pur in mancanza di espresse norme di legge, si ritiene che in pendenza dei 90 giorni suddetti sia altresì sospeso il termine per l’esecuzione dei pagamenti. Sul punto, tuttavia, si attendono precisazioni da parte dell’agenzia delle entrate.