incentivi PMI

Il credito d’imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate

Ancora pochi mesi per prenotare i benefici dell’agevolazione di cui ai commi da 271 a 279 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2007 (credito d’imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate). La normativa citata, infatti, prevede la concessione di un credito d’imposta alle imprese che effettuano entro il 31/12/2013 l’acquisizione di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle aree delle regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise, con percentuali di aiuto differenti da regione a regione.

In questa sede si intende riepilogare sinteticamente, a vantaggio degli interessati, il meccanismo di concessione dell’agevolazione per quanto attiene i settori di industria, commercio, artigianato e servizi. Continue reading

Agevolazioni FESR per l’innovazione tecnologica delle PMI calabresi

La regione Calabria, nell’ambito delle iniziative previste dal POR Calabria FESR 2007-2013, ha pubblicato un bando per l’innovazione tecnologica delle piccole e medie imprese e dei loro raggruppamenti.
In dettaglio, l’agevolazione è finalizzata alla realizzazione di soluzioni informatiche per l’innovazione commerciale, l’innovazione di processo e la gestione strategica, l’innovazione organizzativa e la transizione alla tecnologia digitale.
A titolo di esempio (senza pretesa di essere esaustivo), è incentivata la realizzazione di:
– interventi di Marketplace ed e-commerce;
– customer care ed help desk via internet;
– soluzioni di business intelligence per il miglioramento dei processi di gestione e di analisi dell’informazione aziendale;
– informatizzazione e sviluppo delle reti nelle relazioni con altre imprese o con il mercato;
– fatturazione elettronica e dematerializzazione documentale;
–  cloud computing.
Le agevolazioni rientrano nella cosiddetta regola “de minimis”, ossia non possono superare € 200.000 in tre anni, considerando quello di erogazione dell’agevolazione e i due precedenti.
Il bando prevede l’erogazione di contributi a fondo perduto fino al 75% delle spese ammissibili, consistenti principalmente nell’investimento in hardware, software, realizzazione di reti informatiche e telematiche e consulenze specialistiche, mentre il rimanente 25% deve essere apportato da ciascuna impresa.
Destinatari delle agevolazioni sono le PMI calabresi già esistenti, rispondenti alla definizione di piccola e media impresa così come contenuta nella Raccomandazione della Commissione 2003/361/CE del 06.05.2003, e i loro raggruppamenti (ATI, contratti di rete).
La soglia minima di investimento per le PMI è di € 30.000, la massima è di € 267.000; per i raggruppamenti invece la soglia minima è di € 60.000, la massima è di € 750.000.
Le istanze di ammissione devono pervenire alla Regione Calabria entro le 12:00 del 28 novembre 2011.
I soggetti ammessi a finanziamento dovranno completare il programma di investimenti entro i 12 mesi successivi alla data di sottoscrizione della convenzione con la Regione.
È ovvio rimarcare che si tratta di un’occasione unica per quelle imprese che perseguono politiche di sviluppo basate sull’implementazione in azienda dell’information technology; il bando in questione consente alle imprese aggiudicatarie dei finanziamenti di realizzare, ad esempio, progetti integrati di fidelizzazione della clientela, di razionalizzazione della gestione del ciclo produttivo, della logistica e delle catene di fornitura (supply chain).
Per agevolare la conoscenza del bando a tutti i soggetti interessati ho realizzato delle slides .

Revisione legale: procedure condivise su informazioni finanziarie

Di recente ho avuto modo di approfondire un aspetto molto interessante della revisione legale e precisamente la possibilità di statuire un accordo tra revisore, committente e terze parti su regole e procedure di audit condivise, al fine di rendere utilizzabile la certificazione prodotta dal revisore da parte di soggetti diversi dal committente. In concreto, ciò è possibile ad esempio in sede di concessione di finanziamenti a fondo perduto a privati da parte di un soggetto pubblico, in occasione di investimenti ammessi ad agevolazione. In tali casi l’ente erogatore, anzichè provvedere in proprio ad eseguire verifiche di ammissibilità della spesa effettuata dal privato, può basare il proprio giudizio sulla perizia o certificazione prodotta da un revisore da questi incaricato, che ovviamente ne assumerà le relative responsabilità. In dettaglio, tale possibilità è prevista dagli standard IFAC, e precisamente dallo ISRS 4400, denominato appunto “impegni ad eseguire procedure condivise su informazioni finanziarie”.

tratto dal sito divemania.it
tratto dal sito divemania.it

In dettaglio, i passi da seguire per la stesura di una corretta informativa consistono in:

  • adeguata pianificazione e documentazione del lavoro svolto;
  • esecuzione del lavoro in base alle procedure condivise, che dovranno essere adeguatamente descritte;
  • esporre le evidenze del lavoro di cui sopra nella relazione finale.

Lo standard descritto fornisce anche alcuni esempi di lettere d’incarico e di relazione di audit.

Gli accordi in esame sono effettivamente riscontrabili  nella pratica operativa: ad esempio, ciò è richiesto nell’ambito del Settimo programma quadro di ricerca della commissione europea (condizioni di certificazione dei rendiconti finanziari) così come nell’ambito dei controlli di primo livello eseguiti dalla Regione Calabria sulla spesa effettuata dai beneficiari di finanziamenti derivanti da fondi strutturali.

La significatività di tali iniziative è riscontrabile nel fatto che spesso, all’interno del settore pubblico, non sussistono le professionalità necessarie ad eseguire attività altamente specializzate quali quelle di revisione contabile sull’ammissibilità degli investimenti alle agevolazioni. Ciò, innegabilmente, apre nuove prospettive di incarico per i revisori contabili, atteso che le certificazioni richieste in materia sono specifiche, nel senso che non possono essere sostituite dalle ordinarie certificazioni contabili annuali delle società richiedenti il beneficio.

Il miraggio degli incentivi pubblici agli investimenti

Pare proprio che in Italia non sia possibile dare corso ad una seria politica di sostegno agli investimenti, all’innovazione e all’occupazione.

L’ultima conferma di questa amara riflessione deriva dall’intervento del governo sugli incentivi alle energie rinnovabili, con particolare riguardo alla produzione da fonti fotovoltaiche. Il Decreto interministeriale del 6 agosto 2010, emanato congiuntamente dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente, aveva introdotto i nuovi parametri di incentivazione alla produzione di energia fotovoltaica per il triennio 2011 – 2013 (Terzo Conto Energia), consentendo alle imprese interessate di programmare i nuovi investimenti in impianti con la certezza di un sostegno pubblico. All’improvviso, il cambio di rotta.

miraggio: immagine tratta dal blog mikytoo

Con il cosiddetto decreto rinnovabili il governo fissa la “morte anticipata” del Terzo Conto Energia al prossimo 31 maggio, senza peraltro prevedere un periodo transitorio. Risultato? Panico tra gli investitori e gli operatori del settore. I finanziamenti bancari per i progetti già avviati subiscono una brusca revoca. Migliaia di posti di lavoro vengono messi a rischio. Business plan da cestinare. Si moltiplicano le manifestazioni di piazza davanti alle sedi istituzionali. E le giustificazioni del governo non sono del tutto convincenti (si legga l’interessante articolo di Luisa Leone su Milano Finanza).

La storia, purtroppo, non è nuova. Ricordiamo alcuni esempi: già dieci anni or sono, con la Finanziaria 2001, venne varato il “famigerato” credito d’imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate, che consisteva nella possibilità di compensare dai debiti d’imposta, mediante criteri automatici, l’importo corrispondente all’agevolazione concessa sui nuovi investimenti effettuati in zone economicamente depresse. Alla luce delle imperfezioni del meccanismo, che nella sua versione originaria si prestava a non pochi abusi da parte dei soliti furbetti, la fruibilità dell’agevolazione venne interrotta senza preavviso, penalizzando anche i contribuenti onesti e dando luogo al proliferare dei contenziosi tra Stato e contribuente. Con una “nuova edizione” dell’agevolazione, nel 2007 venne introdotto il meccanismo di concessione del beneficio su istanza, parametrando l’incentivo ai fondi accantonati, che, a conti fatti, si rivelarono esigui in rapporto alle istanze, al punto che molti restarono a bocca asciutta o con agevolazioni fruibili in anni ancora a venire, a notevole distanza dall’effettuazione degli investimenti.

Per non parlare poi dei finanziamenti comunitari alle imprese situate nelle aree “obiettivo convergenza”, gestiti dalle Regioni. E’ accaduto spesso che, dopo la presentazione delle istanze di agevolazione, le pratiche rimanessero “congelate” per mesi e mesi negli uffici dei vari dipartimenti regionali, con tanti saluti alla possibilità di intraprendere rapidamente iniziative economiche capaci di creare sviluppo e occupazione.

Mi sento di dare un consiglio ai giovani imprenditori e alle imprese in start-up: alla luce di quanto detto, non subordinate la vostra iniziativa economica all’ottenimento di agevolazioni statali e comunitarie, ma impostate piuttosto una corretta struttura finanziaria, con una equilibrata ripartizione tra capitale proprio e di credito in rapporto agli investimenti da effettuare. Se siete portatori di idee innovative, pensate anche a forme alternative di finanziamento come il venture capital , i business angels o le business associations (per queste ultime, ecco alcuni esempi: BaiaBTI e Camera di Commercio di Torino). Se poi doveste anche riuscire ad accedere a finanziamenti pubblici, tanto di guadagnato.