Il miraggio degli incentivi pubblici agli investimenti

Pare proprio che in Italia non sia possibile dare corso ad una seria politica di sostegno agli investimenti, all’innovazione e all’occupazione.

L’ultima conferma di questa amara riflessione deriva dall’intervento del governo sugli incentivi alle energie rinnovabili, con particolare riguardo alla produzione da fonti fotovoltaiche. Il Decreto interministeriale del 6 agosto 2010, emanato congiuntamente dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente, aveva introdotto i nuovi parametri di incentivazione alla produzione di energia fotovoltaica per il triennio 2011 – 2013 (Terzo Conto Energia), consentendo alle imprese interessate di programmare i nuovi investimenti in impianti con la certezza di un sostegno pubblico. All’improvviso, il cambio di rotta.

miraggio: immagine tratta dal blog mikytoo

Con il cosiddetto decreto rinnovabili il governo fissa la “morte anticipata” del Terzo Conto Energia al prossimo 31 maggio, senza peraltro prevedere un periodo transitorio. Risultato? Panico tra gli investitori e gli operatori del settore. I finanziamenti bancari per i progetti già avviati subiscono una brusca revoca. Migliaia di posti di lavoro vengono messi a rischio. Business plan da cestinare. Si moltiplicano le manifestazioni di piazza davanti alle sedi istituzionali. E le giustificazioni del governo non sono del tutto convincenti (si legga l’interessante articolo di Luisa Leone su Milano Finanza).

La storia, purtroppo, non è nuova. Ricordiamo alcuni esempi: già dieci anni or sono, con la Finanziaria 2001, venne varato il “famigerato” credito d’imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate, che consisteva nella possibilità di compensare dai debiti d’imposta, mediante criteri automatici, l’importo corrispondente all’agevolazione concessa sui nuovi investimenti effettuati in zone economicamente depresse. Alla luce delle imperfezioni del meccanismo, che nella sua versione originaria si prestava a non pochi abusi da parte dei soliti furbetti, la fruibilità dell’agevolazione venne interrotta senza preavviso, penalizzando anche i contribuenti onesti e dando luogo al proliferare dei contenziosi tra Stato e contribuente. Con una “nuova edizione” dell’agevolazione, nel 2007 venne introdotto il meccanismo di concessione del beneficio su istanza, parametrando l’incentivo ai fondi accantonati, che, a conti fatti, si rivelarono esigui in rapporto alle istanze, al punto che molti restarono a bocca asciutta o con agevolazioni fruibili in anni ancora a venire, a notevole distanza dall’effettuazione degli investimenti.

Per non parlare poi dei finanziamenti comunitari alle imprese situate nelle aree “obiettivo convergenza”, gestiti dalle Regioni. E’ accaduto spesso che, dopo la presentazione delle istanze di agevolazione, le pratiche rimanessero “congelate” per mesi e mesi negli uffici dei vari dipartimenti regionali, con tanti saluti alla possibilità di intraprendere rapidamente iniziative economiche capaci di creare sviluppo e occupazione.

Mi sento di dare un consiglio ai giovani imprenditori e alle imprese in start-up: alla luce di quanto detto, non subordinate la vostra iniziativa economica all’ottenimento di agevolazioni statali e comunitarie, ma impostate piuttosto una corretta struttura finanziaria, con una equilibrata ripartizione tra capitale proprio e di credito in rapporto agli investimenti da effettuare. Se siete portatori di idee innovative, pensate anche a forme alternative di finanziamento come il venture capital , i business angels o le business associations (per queste ultime, ecco alcuni esempi: BaiaBTI e Camera di Commercio di Torino). Se poi doveste anche riuscire ad accedere a finanziamenti pubblici, tanto di guadagnato.

 

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