Contenzioso tributario: conviene evitarlo?

Nel blog di un commercialista non poteva mancare almeno un post dedicato ai rapporti tributari. Nello specifico, voglio esporvi la mia opinione in tema di controversie con il fisco.

Seguendo il format di una nota trasmissione televisiva, vi elenco cinque buoni motivi per evitare le liti con l’Agenzia delle Entrate:

immagine tratta dal sito giuristiediritto.it
  • perchè non vi è certezza dell’esito: le norme tributarie italiane sono tutto fuorchè chiare. Esse sono oggetto di interpretazioni contrastanti sia da parte dei documenti di prassi della stessa Agenzia delle Entrate, sia da parte delle Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali, sia da parte della Corte di Cassazione (fatte comunque salve le sentenze delle Sezioni Unite, emanate per dirimere appunto i contrasti tra le pronunce delle singole sezioni). Pertanto, al momento della proposizione di un ricorso occorre mettere in conto che la pronuncia del giudice adito potrebbe fare riferimento ad un filone interpretativo favorevole al fisco;
  • perchè ha tempi troppo lunghi: nella mia esperienza, tra il deposito in Commissione Tributaria Provinciale del fascicolo di parte e la pronuncia dei giudici di prime cure passano in media non meno di due anni; non parliamo poi dei tempi di svolgimento dei processi davanti alle giurisdizioni superiori;
  • perchè è oneroso: inutile sperare di proporre ricorso per dilatare i tempi della riscossione da parte del fisco; le norme in tema di riscossione e di contenzioso prevedono il pagamento della metà dell’imposta e degli interessi in caso di accertamenti non definitivi (cioè in pendenza di ricorso) e dei due terzi in caso di sentenza sfavorevole della Commissione Tributaria Provinciale. Inoltre, dopo le innovazioni introdotte dall’ultima “manovra estiva” (Decreto Legge n. 78/2010), le cose sono adesso destinate a complicarsi ulteriormente (si veda l’articolo di Dario Deotto sul Sole 24 Ore del 23 marzo 2011);
  • perchè è preferibile negoziare con l’Amministrazione Finanziaria: i giudici tributari hanno ogni anno migliaia di cause da trattare. Ciò impone un contingentamento dei tempi di decisione, mentre il difensore tributario ha solo un’occasione (la discussione in pubblica udienza) per spiegare ai giudici le ragioni del contribuente; è dunque preferibile cercare il dialogo con gli uffici fiscali, se necessario anche a più riprese, in quanto essi sono sempre “aperti al pubblico”;
  • perchè esistono numerosi istituti deflattivi del contenzioso: ciò deve essere tenuto in debita considerazione dal contribuente che ha commesso qualche “peccatuccio” nonchè, ovviamente, dal suo consulente (per una disamina pressocchè completa si veda l’articolo di Salvatore Forastieri su nuovofiscooggi.it, suddiviso in parte 1 e parte 2).

E ora, in conclusione, ecco invece un buon motivo per fare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale: quando gli uffici fiscali si dimostrano insensibili a tutte le richieste (spesso legittime) del contribuente e non provvedono all’annullamento in autotutela di atti palesemente ingiusti, purtroppo non c’è altro da fare se non, appunto, produrre ricorso. E dopo, incrociate le dita!

4 Responses

  1. Che dire… siamo daccordo “quasi” tutti che in Italia quanto a giustizia e ad organi giudicanti, siamo messi davvero male… la giustizia tributaria non si esime da tale raccapricciante quanto realistica considerazione!!!

    1. Grazie del tuo commento. In realtà il mio intento, più che essere quello di criticare il meccanismo della giustizia tributaria, è quello di fornire al lettore del blog un parere tecnico, sia pur sintetico, di ottimizzazione della strategia di confronto con il fisco, suggerendo di limitare le ipotesi di scontro giurisdizionale ai soli casi in cui sono più alte le possibilità di vittoria; per i casi rimanenti, è meglio valutare la possibilità di usufruire delle alternative al contenzioso offerte dall’ordinamento.

  2. Possiamo dire che nel portare avanti il tuo intento hai inevitabilmente messo in luce alcune criticità che affliggono il sistema giudiziario italiano…

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