Il paradosso della revisione legale

Accounting

Oggi voglio illustrarvi una situazione paradossale.

Una società a responsabilità limitata, a ristretta base societaria, supera per due esercizi consecutivi i limiti previsti dall’art. 2435 – bis del C.C. e diventa obbligata, ai sensi dell’art. 2477 C.C., a nominare un organo di controllo legale dei conti.

L’assemblea dei soci nomina un revisore affidandogli il compito, ai sensi di Legge, di verificare non solo la conformità dei bilanci alle scritture contabili, ma anche la regolare gestione compiuta dagli amministratori. Ne fissa altresì il compenso.

Ed ecco il paradosso: dato che, nel caso di specie, i soci  sono anche gli amministratori della società, i controllati hanno scelto il controllore.

Ma andiamo avanti.

In breve tempo, il revisore realizza che gli amministratori utilizzano l’azienda come un bancomat, facendo frequenti prelevamenti dai conti correnti e imputando ingenti spese personali alla contabilità aziendale.

Da serio professionista qual è, il revisore avvisa i soci/amministratori che la loro condotta è lesiva dei principi di corretta amministrazione su cui lui è tenuto vigilare per Legge. Li avverte, inoltre, che quanto riscontrato dovrà essere riportato nei verbali trimestrali, nonché nella relazione annuale al bilancio, che verrà resa pubblica mediante deposito nel Registro delle Imprese tenuto presso la locale Camera di Commercio.

Conseguenze del paradosso: i soci/amministratori “suggeriscono” al revisore, da loro stessi nominato e retribuito, di soprassedere se ci tiene a percepire la parcella.

Ed ecco che, nell’uomo che sta “dentro” il revisore, dal paradosso nasce il dilemma: attenersi alla propria etica, indipendenza e professionalità sapendo che così facendo non vedrà nemmeno un centesimo, oppure salvaguardare i propri guadagni?

Nella vicenda esposta, le ragioni di portafoglio prendono il sopravvento. Ma sì, pensa il revisore, l’azienda va bene, il fatturato tiene, in fondo cosa potrà succedere di grave?

All’improvviso, dal nulla, spunta un concorrente con un prodotto innovativo e a prezzi più contenuti, che in breve periodo polverizza le quote di mercato possedute dall’azienda.

Risultato: il fatturato crolla, le banche chiedono di rientrare dalle esposizioni e nel giro di un paio d’anni si aprono le porte del fallimento.

E quando il curatore fallimentare,  commercialista esperto, si accorge delle magagne, segnala il tutto alle autorità preposte che indagano gli amministratori e il revisore per bancarotta.

La storia che precede è frutto di fantasia. Ma è, secondo voi, del tutto inverosimile?

Situazioni paradossali come quella descritta potranno, in futuro, essere evitate solo modificando, una volta per tutte, le regole del gioco: nelle società di capitali in cui l’organo amministrativo è composto da uno o più soci, che da soli o congiuntamente posseggono la maggioranza dei diritti di voto esercitabili in assemblea, la nomina dell’organo di controllo va sottratta a quest’ultima.

I componenti dell’organo di controllo vanno invece selezionati tra gli iscritti al Registro dei Revisori legali da parte di un soggetto terzo, ad esempio il Ministero dell’Economia e delle Finanze, e i relativi compensi vanno posti a carico di un apposito fondo da istituire presso il suddetto Ministero.

Altrimenti, per dirla in parole semplici, non se ne esce.

Sei proprio sicuro che il nemico della tua azienda sia il fisco?

Tax
Nel precedente post abbiamo parlato dell’importanza della corretta redazione del bilancio.

Adesso, data anche l’imminente scadenza della trasmissione del modello UNICO, parliamo di imposte.

Avvertenza generale: il discorso che svolgerò è tarato sulle società di capitali, Srl e Spa, per intenderci.

Allora, mi capita spesso di ascoltare frasi di questo tipo:

“Dottore, come mai devo pagare tutte queste tasse? Così mi tocca lavorare solamente per pagare lo Stato!”;

“Ma se il mio utile è 100, perché devo pagare imposte per 60 se l’aliquota è del 27,5%? Dottore, non è che per caso ha fatto male i conteggi?”;

“Lo stato va derubato, perché il primo ladro è lui! È uno schifo, da domani chiudo l’azienda e scappo all’estero!”;

e altre amenità del genere.

Bene, adesso ve lo dico: mi sono stufato di ascoltare queste stupidaggini (avevo scritto un altro termine, poi ho cancellato e riscritto, usate voi la fantasia). Anche perché sentire le vostre lamentele mi fa perdere tempo, e il mio tempo costa.

Ora, se avrete la pazienza di leggere fino in fondo, vi spiego una volta per tutte e in termini molto semplici come funziona il meccanismo del prelievo fiscale. E scoprirete che il vostro primo nemico non è lo Stato, siete voi stessi. Sì, avete letto bene.

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Il deposito del bilancio: adempimento o opportunità?

BloggersMakeMoney

E allora, anche quest’anno è arrivato il momento di redigere il bilancio.

Per quanto mi riguarda ho già cavalcato la “prima ondata”, che vuol dire che ho predisposto contemporaneamente la mole dei documenti di più aziende, in tempo per la scadenza del 29/4. E ho partecipato a un certo numero di assemblee in cui ho dovuto spiegare i numeri sottoposti all’approvazione dei soci. Parlo ovviamente dei bilanci che scaturiscono dalle contabilità che seguo direttamente nel mio studio; come i miei clienti già sanno, io redigo i bilanci con grande attenzione all’aspetto finanziario della gestione.

A breve sarò impegnato nella predisposizione della “seconda ondata”, quella cioè relativa ai bilanci la cui contabilità viene invece gestita in proprio dal cliente e che, per svariati motivi attinenti “alla struttura e all’oggetto della società”, verranno approvati entro giugno. Sì, insomma quei bilanci le cui contabilità al 30/4 non sono ancora chiuse e per cui bisogna inventarsi qualcosa per far slittare il termine di approvazione da 120 a 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

Ed è a questi ultimi soggetti che rivolgo questo appello.

Allora Signori, Vi ricordo che il bilancio può essere scritto avendo a riferimento due tipi di destinatari:

  1. il Registro delle Imprese “punto e basta”;
  2. le Banche, i clienti, i fornitori, i potenziali nuovi soci e, in generale, tutti quelli che hanno interesse a sapere come vanno i fatti vostri (in inglese: gli stakeholders).

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Il Commercialista: consulente aziendale o “impiegato” con partita IVA?

Filing Taxes - 1040 Form

Di recente mi sono soffermato a riflettere sull’origine del termine “Commercialista”.

Ho provato a fare una rapida ricerca su internet, cercando di capire l’origine di questa parola, ma senza successo.

E allora ho pensato: “Commercialista” deriva probabilmente da “diritto commerciale”, ossia da quella branca del diritto privato che, per dirla con Wikipedia, studia nei suoi vari aspetti l’attività imprenditoriale e l’esercizio dell’impresa, sia ad opera del singolo, sia ad opera di un gruppo organizzato quale una società o un consorzio. Al diritto in parola pervengono altresì gli studi sull’azienda, sulle procedure concorsuali, sulla regolamentazione dei contratti d’impresa, eccetera.

E, infatti, l’ordinamento della professione di Dottore Commercialista, di cui al D. Lgs. 28/06/2005, n. 139, prevede che ai Dottori Commercialisti sia riconosciuta competenza specifica in economia aziendale e diritto d’impresa e, comunque, nelle materie economiche, finanziarie, tributarie, societarie ed amministrative.

E allora perchè, mi domando, nell’immaginario collettivo il Commercialista è una figura che si occupa esclusivamente di tenuta della contabilità e calcolo delle imposte? Continue reading

Programmare l’anno che verrà

Il 2016 è già iniziato, almeno per quanto riguarda l’attività aziendale.

“Ma se mancano ancora più di tre mesi!”, qualcuno dirà; vero, ma per un’impresa che voglia avere qualche chance di competere nel difficile scenario post crisi, occorre affrettarsi a programmare il futuro, redigendo un documento che sintetizzi gli obiettivi attesi in termini di performance economica e finanziaria.

Questo documento è il budget.

Senza un budget, il cui livello di dettaglio dipende dalla complessità del sistema aziendale (si possono infatti avere budget “di massima” per le microimprese o budget accuratissimi per le imprese di maggiori dimensioni), l’azienda è paragonabile a una barca senza nocchiero in un mare in tempesta.

Dunque, se siete tra quelli che ritengono di non aver bisogno di alcun “pezzo di carta con quattro numeri scritti sopra” per governare la vostra azienda, interrompete qui la lettura di questo post.

Se invece ritenete che nel recente passato molti imprenditori abbiano condotto le proprie aziende in rovina, perché non hanno avuto un chiaro piano su come ridurre gli immobilizzi di capitale dovuti alle scorte invendute o su come avere credito dalle banche, vi consiglio di darvi da fare, e pure alla svelta.

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Le svalutazioni dei crediti nella disciplina IRES

 

 

Analyzing Financial Data

Photo by Lucas Hayas, from Flickr

 

La perdurante situazione di crisi vissuta dalle imprese italiane dispiega alcuni significativi riflessi anche in sede di calcolo del reddito imponibile ai fini Ires.

Accade sovente, infatti, che alcuni clienti, per via della summenzionata situazione di crisi, non riescano ad onorare puntualmente i propri impegni; e allora, bisogna tenere conto delle possibilità offerte dalla disciplina fiscale per dedurre dal reddito tassabile i crediti non più riscuotibili.

In sede di accantonamento delle imposte in bilancio, pertanto, occorre tenere a mente le norme tributarie relative alle svalutazioni sui crediti. Continue reading

Sopravvivere al credit crunch

A bad day in the office...

Oggi voglio raccontare una storia.

Un’azienda, ben organizzata e ben diretta, riesce negli anni dell’esplosione della crisi economico – finanziaria ad agire in controtendenza, conseguendo livelli soddisfacenti di utili, non distribuiti e accantonati a riserva, così riuscendo a prosperare nonostante la difficile congiuntura economica.

Tutto sembra procedere a gonfie vele, quando a un certo punto il meccanismo s’inceppa: dopo il collaudo di un importante appalto, un cliente, in forti difficoltà finanziarie, ritarda sine die il pagamento del consistente saldo dovuto alla nostra protagonista. Non solo: lo stesso cliente aveva in precedenza commissionato un’ulteriore appalto, per cui l’azienda aveva già provveduto ad acquistare e stoccare in magazzino le materie prime necessarie. Continue reading

La massimizzazione del valore d’azienda

Risky Business. Photo credits Jimmy Álvarez

Nel corso degli ultimi mesi ho avuto occasione di approfondire ulteriormente le problematiche inerenti il controllo della performance aziendale, che ho già ampiamente trattato nei precedenti articoli. In questo nuovo post voglio condividere le mie impressioni più recenti nonché fornire una sintesi generale dell’argomento, anche mediante rimandi tramite link a quanto già detto nei mesi scorsi.

Si parte da un dato di fatto: la situazione di incertezza creata dalla crisi economico finanziaria, perdurante ormai fin dal 2008, impone all’imprenditore di tenere periodicamente sotto controllo la gestione economica e finanziaria d’azienda. Continue reading

L’autovalutazione dello scoring di bilancio

AIB Bank Ireland Now Owned By The Taxpayer

La perdurante congiuntura negativa ha costretto molte PMI a dare corso a processi di ristrutturazione al fine di evitare di restare coinvolti in situazioni critiche per ciò che attiene l’equilibrio economico – finanziario; ciò ha comportato ad esempio la necessità di ridisegnare l’organizzazione delle proprie strutture aziendali, gli organigrammi, i programmi di produzione o i processi produttivi; tutte situazioni che, tipicamente, richiedono la massima concentrazione dell’imprenditore, con conseguente necessità di rinvio delle attività non impellenti. Accade così per molte PMI che, già da qualche anno, la predisposizione e l’approvazione del bilancio venga slittata “in avanti”, sulla base della possibilità offerta dall’art. 2364 c.c., e cioè dai 120 ai 180 giorni dalla data di chiusura dell’esercizio. In questo articolo ci si vuole soffermare sul fatto che detto rinvio può essere utilizzato strategicamente per implementare l’informativa di bilancio, includendovi tutte quelle notizie utili a dare piena contezza di come le strategie intraprese dagli imprenditori siano tali da migliorare l’efficienza complessiva dei fenomeni di gestione; e ciò soprattutto in chiave di miglioramento dei rapporti banca – impresa.

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Il capitale circolante netto: analisi e gestione delle variabili

Personal Finance

Nel corso della mia esperienza professionale mi è capitato di redigere numerosi rendiconti finanziari da allegare al bilancio d’esercizio. La rilettura degli stessi una volta ultimati ha spesso rivelato un particolare di notevole rilievo: la variazione del capitale circolante netto operativo assume sovente valore negativo e ciò comporta la parziale sterilizzazione dei positivi risultati assunti dal cash flow operativo.

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